Perdita secca (deadweight loss): definizione, calcolo ed esempi

Aggiornato l'8 novembre 2026 dalla Redazione di broker-forex.eu

La perdita secca, in inglese deadweight loss (detta anche perdita netta di benessere o perdita di efficienza), indica la perdita di efficienza economica che si verifica quando il mercato di un bene o di un servizio non funziona nel suo punto di equilibrio. Un'imposta, un prezzo imposto, un monopolio o un sussidio modificano la quantità scambiata: una parte della ricchezza che si sarebbe potuta creare non viene creata, e nessuno la recupera.

Questo concetto di microeconomia serve a valutare il costo nascosto di una politica fiscale, di un controllo dei prezzi o di una situazione di scarsa concorrenza. Questa guida spiega come calcolarla, con un esempio numerico, e passa in rassegna le sue principali cause.

Punti chiave

  • La perdita secca è la parte del surplus dei consumatori e dei produttori che scompare quando il mercato si allontana dal suo equilibrio.
  • Nel grafico domanda-offerta assume la forma di un triangolo, detto triangolo di Harberger.
  • Formula abituale: ½ × differenza di prezzo × differenza di quantità.
  • Imposte, prezzi massimi, prezzi minimi, monopoli, sussidi ed esternalità ne sono le cause più comuni.
  • Più l'offerta e la domanda sono sensibili al prezzo, più la perdita secca è elevata.

Che cos'è la perdita secca?

In un mercato concorrenziale, il prezzo di equilibrio è quello al quale la quantità offerta è uguale alla quantità domandata. A questo prezzo avvengono tutti gli scambi vantaggiosi per entrambe le parti e il surplus totale è massimo. Questo surplus è formato da due componenti:

  • il surplus del consumatore: la differenza tra ciò che gli acquirenti erano disposti a pagare e ciò che pagano effettivamente;
  • il surplus del produttore: la differenza tra il prezzo incassato dai venditori e il prezzo minimo al quale avrebbero accettato di vendere.

Non appena qualcosa impedisce al mercato di raggiungere questo equilibrio, la quantità scambiata cambia. Se diminuisce, non avvengono più transazioni che sarebbero state vantaggiose sia per l'acquirente sia per il venditore. Se aumenta artificialmente, si producono unità che costano più di quanto valgano per gli acquirenti. In entrambi i casi, il valore perduto costituisce la perdita secca.

Grafico della perdita secca: surplus del consumatore, surplus del produttore e triangolo di perdita secca con un prezzo massimo fissato sotto l'equilibrio

Il grafico illustra il caso di un prezzo massimo fissato al di sotto del prezzo di equilibrio. La quantità offerta diminuisce, il surplus del consumatore e quello del produttore vengono ridistribuiti, e il triangolo giallo rappresenta la perdita secca: una ricchezza che non va né agli acquirenti, né ai venditori, né allo Stato.

Perdita secca o semplice trasferimento?

Non bisogna confondere la perdita secca con un trasferimento. Quando viene riscossa un'imposta, il gettito passa dagli acquirenti e dai venditori allo Stato: è un trasferimento, non una perdita. La perdita secca corrisponde soltanto agli scambi che sono scomparsi.

Come calcolare la perdita secca

Per calcolare la perdita secca servono quattro elementi: la quantità di equilibrio, la quantità effettivamente scambiata, il prezzo pagato dall'acquirente e il prezzo incassato dal venditore per quella quantità. Quando le curve di domanda e offerta sono rette, la perdita secca è l'area di un triangolo:

Perdita secca = ½ × (prezzo pagato dall'acquirente − prezzo incassato dal venditore) × (quantità di equilibrio − quantità effettiva)

Il primo termine misura la differenza di prezzo creata dalla distorsione (ad esempio l'importo dell'imposta). Il secondo misura il numero di scambi che non avvengono più. Il coefficiente ½ deriva dal fatto che si calcola l'area di un triangolo e non di un rettangolo: le prime unità perse avevano un valore elevato, le ultime un valore quasi nullo.

1
Individuare l'equilibrio

Determina il prezzo e la quantità per i quali l'offerta è uguale alla domanda in assenza di distorsioni.

2
Misurare la quantità effettivamente scambiata

Rileva la quantità venduta tenendo conto dell'imposta, del prezzo imposto o del potere di mercato.

3
Misurare la differenza di prezzo

Per questa quantità, calcola la differenza tra il prezzo che gli acquirenti accettano di pagare e il prezzo al quale i venditori accettano di vendere.

4
Applicare la formula

Moltiplica la differenza di prezzo per la differenza di quantità, poi dividi per due.

Se le curve non sono lineari il principio resta lo stesso, ma l'area si calcola per integrazione tra la quantità effettiva e la quantità di equilibrio. La formula del triangolo fornisce allora un'approssimazione.

Esempio di calcolo

Supponiamo che il prezzo di equilibrio di un bene sia di 10 € e che la quantità di equilibrio sia di 100 unità. Lo Stato introduce un'imposta di 3 € per unità. Dopo l'imposta, gli acquirenti pagano 12 €, i venditori incassano solo 9 € e la quantità venduta scende a 90 unità.

ElementoPrima dell'impostaDopo l'imposta
Prezzo pagato dall'acquirente10 €12 €
Prezzo incassato dal venditore10 €9 €
Quantità scambiata10090
Gettito fiscale0 €3 € × 90 = 270 €
Perdita secca0 €½ × 3 € × 10 = 15 €

La perdita secca è quindi di 15 €: ½ × (12 € − 9 €) × (100 − 90). I 270 € di gettito non vanno persi, cambiano semplicemente di mano. Le 10 unità che non vengono più scambiate avrebbero invece procurato 15 € di guadagno complessivo ad acquirenti e venditori, e questo guadagno è scomparso.

Errore frequente

A volte si trova la formula «(prezzo di equilibrio − prezzo effettivo) × (quantità di equilibrio − quantità effettiva)» senza il coefficiente ½. Calcola l'area di un rettangolo e sovrastima la perdita secca. Inoltre ignora che il prezzo pagato dall'acquirente e quello incassato dal venditore possono essere diversi.

Imposte e perdita secca

Le imposte sono la fonte di perdita secca più studiata. Agiscono in due modi.

In primo luogo, un'imposta crea un cuneo tra il prezzo pagato dall'acquirente e il prezzo incassato dal venditore. Il prezzo pagato sale, quello incassato scende e la quantità scambiata diminuisce. La ripartizione dell'onere tra acquirenti e venditori dipende dalla loro sensibilità al prezzo: la parte meno flessibile sopporta la quota maggiore dell'imposta.

In secondo luogo, le imposte modificano i comportamenti e l'allocazione delle risorse. Un cuneo fiscale elevato sul lavoro, come quello italiano, tra i più alti dell'OCSE, può scoraggiare l'attività, alimentare il lavoro sommerso o spingere famiglie e imprese a trasferirsi in paesi con una tassazione più leggera.

Due regole da ricordare:

  • la perdita secca cresce più che proporzionalmente con l'aliquota: raddoppiare un'imposta moltiplica all'incirca per quattro la perdita secca;
  • è tanto più elevata quanto più l'offerta e la domanda sono elastiche, cioè sensibili al prezzo.

Per questo i sistemi fiscali vanno progettati con cura: un'aliquota troppo alta crea effetti disincentivanti e comportamenti elusivi che possono finire per ridurre lo stesso gettito.

Prezzo massimo e perdita secca

Un prezzo massimo è un tetto fissato dalle autorità pubbliche. Se si colloca al di sotto del prezzo di equilibrio, la quantità domandata aumenta mentre la quantità offerta diminuisce: compare una penuria.

Prendiamo il caso di un prezzo della benzina bloccato nettamente al di sotto del livello di mercato. I distributori riducono gli approvvigionamenti, gli automobilisti ne domandano di più e compaiono code, razionamento e perfino un mercato nero in cui il carburante viene rivenduto sopra il prezzo ufficiale. L'equo canone, introdotto in Italia nel 1978 per calmierare gli affitti, è un altro esempio classico: proteggeva gli inquilini già in casa, ma è spesso indicato come una delle cause della contrazione dell'offerta di abitazioni in affitto.

La perdita secca corrisponde qui alle quantità che i venditori avrebbero offerto al prezzo di equilibrio e che non arrivano più sul mercato.

Salario minimo e prezzo minimo

Un prezzo minimo fissato al di sopra dell'equilibrio produce l'effetto opposto del prezzo massimo: la quantità offerta supera la quantità domandata. Il salario minimo è il prezzo minimo più noto.

Nel modello concorrenziale standard, un datore di lavoro assume solo se la produttività attesa del lavoratore copre il suo costo. Se il salario minimo è fissato a 15 € l'ora, un posto che non rende almeno 15 € l'ora non è più sostenibile.

Esempio: un piccolo bar

Un bar aperto 300 ore al mese impiega 6 persone per turno, pagate 10 € l'ora. Il suo monte salari è di 6 × 300 × 10 € = 18.000 € al mese. Viene introdotto un salario minimo di 15 €.

  • A organico invariato, il monte salari salirebbe a 27.000 €, cioè 9.000 € in più al mese, che i margini del bar non possono assorbire.
  • Ottenere il 50 % di produttività in più da ogni dipendente non è realistico.
  • Il bar passa a 4 persone per turno (4 × 300 × 15 € = 18.000 €) e ne amplia le mansioni: ognuno prepara le bevande, sta alla cassa e pulisce.

Quattro dipendenti sono pagati meglio, ma con più responsabilità, e due posti per turno scompaiono. Le ore di lavoro che non vengono più scambiate rappresentano la perdita secca.

Un dibattito empirico aperto

Questo ragionamento si basa su un mercato del lavoro perfettamente concorrenziale. Nella realtà, numerosi studi, a cominciare da quello di Card e Krueger (1994), hanno misurato effetti modesti sull'occupazione per aumenti moderati del salario minimo. Quando i datori di lavoro hanno potere di mercato sui salari (monopsonio), un salario minimo può persino avvicinare il mercato al suo equilibrio. In Italia, dove non esiste un salario minimo legale e i minimi sono fissati dai contratti collettivi, il dibattito resta aperto. L'entità della perdita secca dipende quindi dal livello della soglia e dal contesto.

Monopoli e oligopoli

Un'impresa in situazione di monopolio, o un piccolo gruppo di imprese in oligopolio, dispone di potere di mercato. Può fissare un prezzo superiore a quello concorrenziale limitando volontariamente la quantità venduta. Clienti che avrebbero acquistato a un prezzo più vicino al costo di produzione rinunciano: è una perdita secca.

In linea di principio, i prezzi elevati attirano nuovi concorrenti che fanno scendere i prezzi. Ma le barriere all'ingresso possono essere enormi. Competere con un attore dominante della ricerca online o del video, per esempio, richiede investimenti e un pubblico che un nuovo entrante impiega anni a conquistare, se ci riesce. Nel frattempo la perdita secca persiste. È una delle giustificazioni dell'azione dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e della Commissione europea.

Sussidi

Un sussidio agisce come un'imposta al contrario: abbassa il prezzo pagato dall'acquirente o alza il prezzo incassato dal produttore. La quantità scambiata supera allora la quantità di equilibrio.

Se lo Stato sovvenziona la produzione di grano, gli agricoltori ne producono di più e il prezzo di mercato scende. Vengono prodotte unità il cui costo supera il valore che gli acquirenti attribuiscono loro, e terra, lavoro e capitale vengono distolti da impieghi più utili. Il costo del sussidio per il contribuente è superiore al guadagno complessivo di produttori e consumatori: la differenza è la perdita secca.

Esternalità

Un'esternalità è un costo o un beneficio che ricade su terzi senza riflettersi nel prezzo di mercato. L'esempio tipico è l'inquinamento: una fabbrica peggiora la qualità della vita dei residenti, ma questo costo non compare nel prezzo dei suoi prodotti. Il prezzo è troppo basso, la produzione troppo alta e si dedicano troppo poche risorse alla riduzione delle emissioni.

In questo caso la perdita secca deriva da una sovrapproduzione rispetto all'ottimo sociale. È una situazione in cui un'imposta ben calibrata (detta pigouviana, come il prezzo della CO₂ nel sistema europeo di scambio delle quote di emissione) può ridurre la perdita secca invece di aumentarla, reintegrando il costo nascosto nel prezzo. Al contrario, un'attività che genera esternalità positive, come la ricerca, tende a essere prodotta in misura insufficiente.

Vendite abbinate

La vendita abbinata consiste nell'imporre l'acquisto di un prodotto per ottenerne un altro. Un computer venduto obbligatoriamente con un sistema operativo, uno schermo e accessori della stessa marca ne è un esempio. L'acquirente paga elementi che non vuole necessariamente o che avrebbe preferito acquistare da un altro produttore. Si dedicano così risorse a prodotti che valgono meno per chi li compra di quanto costi produrli.

Come ridurre la perdita secca

Tutti gli strumenti per limitare la perdita secca puntano ad avvicinare il mercato al suo equilibrio:

  • Rimuovere le barriere che impediscono al prezzo di adeguarsi, quando il loro obiettivo può essere raggiunto in altro modo.
  • Adattare la struttura fiscale: basi imponibili ampie e aliquote moderate creano meno distorsioni di aliquote elevate su basi ristrette.
  • Rafforzare la concorrenza per ridurre il potere di mercato dei venditori già presenti.
  • Migliorare l'informazione affinché acquirenti e venditori decidano con cognizione di causa.
  • Ridurre i costi di transazione per facilitare gli scambi.
  • Correggere le esternalità facendo pagare il costo reale dei danni.

Una perdita secca non è, da sola, un argomento sufficiente contro una politica. Un'imposta finanzia servizi pubblici, un salario minimo persegue un obiettivo redistributivo. L'analisi economica consiste nel confrontare il costo in termini di efficienza con il beneficio ricercato.

Cosa offre il concetto
  • Quantifica il costo nascosto di un'imposta o di un prezzo imposto
  • Permette di confrontare diverse politiche tra loro
  • Distingue i trasferimenti dalle perdite reali
  • Mette in evidenza il ruolo delle elasticità
I suoi limiti
  • Presuppone di conoscere le curve di domanda e offerta
  • Non dice nulla sull'equità né sulla distribuzione
  • Si basa su un mercato di riferimento perfettamente concorrenziale
  • Ignora gli effetti sugli altri mercati

Perché questo concetto interessa ai trader

La perdita secca appartiene alla microeconomia, ma aiuta a capire eventi che muovono i mercati. È un utile complemento dell'analisi fondamentale:

  • Materie prime: sussidi agricoli, dazi all'esportazione o tetti ai prezzi dell'energia modificano le quantità prodotte e le quotazioni.
  • Dazi doganali: un dazio è un'imposta sulle importazioni. Riduce i volumi scambiati e crea una perdita secca nel paese che lo applica.
  • Azioni: il potere di mercato di un'impresa sostiene i suoi margini, ma la espone alle indagini delle autorità antitrust.
  • Tassazione delle transazioni: una tassa sulle transazioni finanziarie, come la Tobin tax italiana introdotta nel 2013, tende a ridurre i volumi negoziati sui titoli interessati.

Domande frequenti

Che cos'è la perdita secca in economia?▾
La perdita secca (deadweight loss in inglese) è la parte del surplus totale, quello dei consumatori e dei produttori, che scompare quando un mercato non funziona nel suo punto di equilibrio. Corrisponde a scambi reciprocamente vantaggiosi che non avvengono, oppure a scambi realizzati anche se costano più di quanto rendano.
Qual è la formula della perdita secca?▾
Con curve di domanda e offerta lineari, la perdita secca è l'area di un triangolo: ½ × (prezzo pagato dall'acquirente − prezzo incassato dal venditore) × (quantità di equilibrio − quantità effettivamente scambiata).
Perché un'imposta crea una perdita secca?▾
Un'imposta crea un cuneo tra il prezzo pagato dall'acquirente e quello incassato dal venditore. Alcuni scambi che erano convenienti per entrambe le parti non avvengono più. Il gettito non è una perdita secca, perché viene trasferito allo Stato: lo è solo il valore degli scambi scomparsi.
Che cos'è il triangolo di Harberger?▾
È il nome dato alla rappresentazione grafica della perdita secca, dall'economista Arnold Harberger che ne ha diffuso la misurazione negli anni Cinquanta. Il triangolo è delimitato dalla curva di offerta, dalla curva di domanda e dalla quantità effettivamente scambiata.
La perdita secca può essere nulla?▾
Sì, in teoria, in un mercato perfettamente concorrenziale, senza imposte, senza controllo dei prezzi e senza esternalità, dove il prezzo si forma all'equilibrio. È nulla anche se l'offerta o la domanda sono del tutto insensibili al prezzo, perché in quel caso la quantità scambiata non cambia.

Conclusione

La perdita secca misura la ricchezza che scompare quando un mercato si allontana dal suo equilibrio. Nel caso più semplice si calcola come l'area di un triangolo: ½ × differenza di prezzo × differenza di quantità. Imposte, prezzi massimi, prezzi minimi, monopoli, sussidi, esternalità e vendite abbinate ne sono le fonti principali.

Capire questo meccanismo aiuta a valutare una decisione di prezzo, un livello di produzione o una misura di politica economica, tenendo presente che l'efficienza è solo uno dei criteri. Per inquadrare questo concetto in un contesto più ampio, consulta la nostra guida all'analisi fondamentale.